News n.5/2010
Il concetto del prodotto low cost di qualità prenderà
sempre più piede. Questa previsione è stata formulata oggi nell’ambito del
convegno “C’è il low cost nel futuro dell’automobile?”, organizzato dal Centro
Studi Promotor GL events e dalla Facoltà di Scienze Statistiche dell’Università
di Bologna con il sostegno di Findomestic. Proprio quest’ultima ha elaborato
un’approfondita indagine sull’auto in chiave “low cost”, da cui emerge che
buona parte degli italiani si dichiara pronta a rinunciare a elementi come
immagine e prestigio (58%) e apparecchiature per navigazione e comunicazione
(51%), che attualmente sono parte integrante dello zoccolo duro delle peculiarità
e delle dotazioni dall’importanza primaria al momento dell’acquisto.
Alla stessa stregua, è da rimarcare il fatto che i
consumatori italiani danno importanza alla salvaguardia ambientale, giacché
solo l’8% valuta l’eventualità di rinunciarci per garantirsi minori esborsi
quando compreranno un’auto nuova. È invece meno sorprendente che quasi la metà
(44%) sia invece pronta a restrizioni nei servizi al momento della vendita,
come pure a un minor grado di ‘classe e stile’ della vettura se ciò permetterà
loro di spendere meno.
Del resto, che gli italiani siano pronti a rinunce al
momento dell’acquisto di beni o servizi, accettando di buon grado la soluzione
del low cost, lo si desume pure dalle stime di AssoLowcost, secondo le quali -
in relazione all’andamento dell’economia e al fatto che il fatturato del
settore ha già toccato il 4,45% del Pil nel 2009 - questi prodotti (e servizi)
che costano notevolmente meno (fino al 50%) pur vantando un contenuto
funzionale pressoché uguale a quello dei prodotti a costo pieno, registreranno
un’ulteriore progressione commerciale.
Alla base di questa notevole diffusione vi sono aspetti
come l’innovazione o l’ottimizzazione e per quanto concerne l’anno in corso si
prevede che le vendite del low cost di qualità di tutti i prodotti e servizi
registreranno un aumento valutabile tra il 6% e l’8% - il che non è poco. Il
concetto cardine del prodotto e servizio “low cost” si è esteso nel corso degli
ultimi anni a svariati nuovi settori, che vanno dai viaggi aerei alla grande distribuzione,
alle vacanze, passando per i servizi finanziari, per i mezzi di trasporto e
così via. E ciò ottenendo riscontri sempre più ampi e quote di mercato
costantemente in crescita. Sembrerebbe quindi che
gli italiani stiano reagendo alla crisi economica cambiando modelli di consumo
e adottando comportamenti ispirati a criteri come la voglia di rinnovamento.
Si è fotografata quindi una società in forte
trasformazione, all'interno della quale sta aumentando, dopo anni di
sostanziale immobilismo, la componente più aperta al cambiamento. La direzione
presa è quella di nuovi stili di vita e consumo, con una particolare attenzione
per il low cost. Il calo della "seduzione degli status symbol" è
bilanciato da un desiderio crescente di approfondimento, conoscenza e
arricchimento personale.
Presso la Facoltà di Scienze Statistiche dell’ateneo
emiliano, dopo gli interventi della professoressa Angela Montanari, Preside
della Facoltà di Scienze Statistiche, e di Giada Michetti, AD di GL events
Italia, i relatori hanno rimarcato come – in un mercato fondamentalmente
stazionario – nel 2009 le vendite di modelli dichiaratamente low cost siano
progredite del 150%.
Giorgio Rizzo, Partner Longview Consulting, ha
sottolineato come la dizione “low cost” non si limiti al significato di “low
price” e che si tratta di un ambito che può permettere utili notevoli alle
aziende e risparmi ai consumatori. Il settore strettamente legato alle vendite
dei prodotti e servizi low cost garantisce un’offerta attuale impensabile
quindici anni fa; il low cost continuerà il suo andamento positivo anche dopo
la crisi perché ha indotto a un mutamento strutturale dei mercati, senza
contare che proprio le classi meno abbienti sono le più sensibili ai vantaggi
legati a questa categoria merceologica.
Stefano Martini, Responsabile Comunicazione Corporate e
Osservatorio Findomestic Banca, ha osservato come l’evoluzione dei costi
dell’auto in un contesto generale porti a un maggiore orientamento dell’utente
finale nei riguardi della filosofia low cost.
Il Vice Presidente di Federauto, Oreste Ruggeri, ha posto
l’accento sulla necessità di applicare una forte rigenerazione del settore,
ricordando che le auto low cost prodotte in Estremo Oriente non faranno la
differenza che molti si attendono poiché sono state concepite per i mercati
locali, che hanno esigenze diverse da quelle dei consumatori occidentali.
Massimo Borio, Direttore Marketing e Comunicazione Citroën
Italia, ha ricordato come alcune aziende abbiano rivoluzionato il settore del
low cost e che proprio la stessa Citroen, già nel 1948, lanciò la 2CV,
antesignana della filosofia low cost applicata all’auto. Del resto la casa
francese ha già un listino con prodotti che si possono considerare low cost,
con particolare attenzione al design e all’equipaggiamento.
Andrea Baracco, Director Communication & Public
Affairs Renault Italia, ha evidenziato che uno dei maggiori vantaggi della
filosofia low cost consiste nel garantire prodotti dall’ottimo rapporto
qualità-prezzo e con un buon livello di design. Renault ha elaborato la gamma
Dacia proprio per rispondere alla crescente richiesta di vetture improntate al
concetto low cost; nei modelli Dacia infatti lo standard qualitativo rimane
elevato al punto da issarsi al livello di marchi premium.
Gian Primo Quagliano, Presidente del Centro Studi Promotor
GL events, concludendo i lavori ha
affermato che dall’attuale crisi dell’auto si uscirà con interpretazioni nuove
di un prodotto antico e sempre attuale: l’automobile, in cui la dimensione low
cost assumerà un ruolo di crescente importanza.